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Analisi del lunedì: Lazio-Roma

Il posticipo della domenica sera offre agli appassionati il sentitissimo derby di Roma alla sua 148a edizione. Una settimana pazzesca per le due compagini, condite da un ritorno alla partita in notturna dopo svariato tempo. I giallorossi si presentano in “trasferta” con la consapevolezza di aver scritto la storia del club, i laziali, invece, scendono in campo con la mentalità di chi vuole riscattare una delle più grandi beffe ad aver macchiato il proprio palmares. Tra euforia e vendetta vince l’equilibrio e il match termina con un insperato, ma prevedibile pareggio a reti bianche.
L’Olimpico è gremito, l’emozione è avvolgente, così come il colpo d’occhio che colora le gradinate grazie a due splendide coreografie, soprattuto quella dei biancocelesti.
Oltre che al predominio sul Colosseo, aleggia nell’aria una qualificazione alla Champions League e le due squadre ne sono altamente consapevoli. Roma e Lazio sono appollaiate a pari punti, seguite dall’Inter di Spalletti ad una sola lunghezza, 3 squadre per soli 2 posti, la posta è altissima.

I due allenatori si presentano con due moduli pressoché speculari. Inzaghi decide di confermare la sua ossatura base, Di Francesco sceglie di dar spazio agli artefici dell’impresa di martedì sera, senza modificare nessun interprete e riproponendo un 3-5-2 con Schick e Dezko come terminali offensivi. Nella Lazio, Luis Alberto siede inizialmente in panchina, mentre nei 3 di difesa spunta Luis Felipe.

 

 

Sin dai primi minuti il concetto di gara è molto chiaro e caratterizzato da un elevato tasso di agonismo. La partita si concentra nella zona centrale del campo, dove Lucas Leiva gioca condizionato da un’ammonizione per più di 75 minuti.
Entrambe le squadre tentano di costruire partendo dal basso palla a terra; a fine partita la Lazio avrà effettuato 272 passaggi corti e solo 69 lunghi, la Roma 392 e 75.
Inzaghi prepara con intelligenza i biancocelesti ad attendere pazientemente le giocate giallorosse, andando in pressing solo in determinate occasioni; la Roma non riesce mai a saltare il centrocampo laziale, sempre ben posizionato, ed è spesso costretta a lunghe sterili manovre culminate con lanci poco efficaci.

 

 

L’esperimento perfettamente riuscito pochi giorni prima contro il Barcellona convince Di Francesco a puntare nuovamente sulla difesa a 3 in fase offensiva e a 5 in fase difensiva, un ibrido sapientemente armonizzato dai tornanti giallorossi che riesce a vanificare l’attacco più prolifico della stagione.

Heatmap dei giocatori della Roma

La scelta di Bruno Peres come tornante di destra al posto di Florenzi aumenta la spinta sulla corsia di destra; Kolarov tende a restare sistematicamente qualche metro indietro, permettendo al brasiliano, che oltre a due cross va vicinissimo al gol colpendo un palo, di attaccare a tutta fascia.

A differenza della partita contro i blaugrana, la retroguardia giallorossa alza il baricentro di una ventina di metri, posizionandosi spesso e volentieri a ridosso della linea di centrocampo e cercando di schiacciare la Lazio a difesa della propria porta. Spicca, in questo senso, la prestazione monstre di Federico Fazio; l’argentino, di certo non dotato di grande velocità, gioca sempre d’anticipo su Immobile, perdendo un solo duello aereo in 90 minuti e chiudendo con 4 tackles, 1 intercettazione, 9 spazzate e 61 palloni giocati.

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Le posizioni medie della Roma: difesa alta, esterni assimmetrici, Nainggolan quasi da falso nove.

 

La Lazio, d’altro canto, non riesce a sfruttare la palla in profondità su Ciro Immobile, in questo senso pesa forse la decisione di lasciare Luis Alberto in panchina per tre quarti di gara; lo spagnolo, nonostante la deludente prestazione di Salisburgo è  infatti uno dei tre centrocampisti che nei top-5 campionati europei 2017/18 hanno partecipato attivamente ad almeno 20 gol.

La Roma è da marzo 2015 che i giallorossi non chiudono due gare di fila in A senza segnare, ma, dal punto di vista offensivo, non sembra apportare grandi migliorie dopo lo 0-2 contro la Fiorentina; in questo senso l’altissima nuova posizione di Nainggolan, quasi più alto di Dzeko, è croce e delizia della disposizione tattica di Di Francesco.
Il belga, se relegato negli ultimi metri, può davvero essere letale con le sue qualità balistiche e la sua ottima visione di gioco, per contro, però, la Roma perde in fase di impostazione dal basso un individuo dinamico in grado di offrire sempre una efficace linea di passaggio ai centrali.

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Mappa dei passaggi di Nainggolan, nel nuovo ruolo è meno propenso alla fase difensiva il che gli dà più lucidità nella metà campo avversaria: 1 tiro e due passaggi chiave per il belga.

 

Senza i movimenti a venire incontro del belga la manovra giallorossa si è rilevata lenta e mai pericolosa; Di Francesco dovrà sicuramente lavorare su questo aspetto, anche se resta da capire quanto sia merito dell’organizzatissimo pressing biancoceleste.

Alla Lazio, soprattutto in fase di costruzione e di trasformazione in azione offensiva, è mancato il miglior Sergej Milinkovic-Savic; il serbo, vero e proprio uomo in più della fino adesso straordinaria stagione degli uomini di Inzaghi, completa solo il solo 54,3% di passaggi riusciti.
Ciònondimeno, il numero 21 è un importantissimo tassello a difesa della porta di Strakosha; la Roma, la squadra che in questa Serie A ha tentato più conclusioni (557 tiri) dimostra di avere grandi problemi ad arrivare al tiro, soprattutto a causa di alcuni posizionamenti poco chiari; paradossalmente i giallorossi tirano di più contro il Barcellona che contro la Lazio.

Nonostante l’ultima manciata di minuti in superiorità numerica ed una tripla occasione di Edin Dzeko che, Dopo aver segnato in entrambi i primi due derby, non ha più segnato contro la Lazio nelle successive cinque stracittadine romane (due in Coppa Italia), pur rimanendo in campo tutti i 450 minuti possibili, cala il sipario sull’Olimpico; un pareggio a reti inviolate che non fa male a nessuna delle due e lascia alla Roma il sensibile vantaggio dello scontro diretto a favore.

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La mappa Expected Goals evidenzia uno 0-0 sostanzialmente corretto

 

Un derby senza infamia e senza lode. Una Roma che non vuole rovinare l’eroica settimana europea e una Lazio che non vuole precipitare in un burrone mentale dopo il K.O. di Salisburgo. Il risultato è un insipido pareggio che non danneggia nessuna delle tue compagini, facendo in modo che le due squadre rimangono stabili in zona Champions con una partita in meno al termine del campionato.

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