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Analisi del lunedì: Inter-Napoli

In collaborazione con “Gegenpressing

Forse era lecito aspettarsi di più, invece, come all’andata, Inter-Napoli finisce a reti inviolate. Un punto che fa meno male alla squadra di Spalletti; non perdendo contro la (ex) prima della classe i nerazzurri non si staccano dalla Lazio, fermata sul pareggio a Cagliari. D’altro canto, i partenopei, non centrando il bottino pieno per la seconda volta consecutiva, si vedono soffiare il primato dalla Juventus, lanciata, ancora una volta, alla vittoria dello scudetto. Una partita che, almeno per una sera, mostra la ritrovata solidità difensiva dell’Inter che compie un’impeccabile fase difensiva grazie alle buonissime prestazioni di Skriniar e Gagliardini. D’altro canto, il Napoli, come contro la Roma, evidenzia qualche problemino nel giro palla da dietro, dove Koulibaly e Mario Rui sono portati più volte all’errore forzato che per poco non porta in vantaggio i padroni di casa.
L’Inter comincia la gara con la consapevolezza di aver vinto solo una delle ultime 11 partite di Serie A contro il Napoli, in particolare i nerazzurri non sono riusciti a segnare nelle ultime quattro sfide dei campionato contro i partenopei (l’ultima rete risale ad aprile 2014).

A San Siro, la pioggia fa da cornice al posticipo della 28a giornata, dove le emozioni più grandi si provano sulle gradinate grazie al commuovente video ricordo in onore di Davide Astori e alla coreografia celebrativa della Curva Nord per i 110 anni di storia dell’Inter.

 

 

Le due squadre si schierano in campo senza molte modifiche rispetto al solito. Sarri utilizza il 4-3-3 tipo senza cambiamenti, nonostante la presenza del rigenerato Milik in panchina, Spalletti, invece, presenta un terzetto di centrocampo atipico composto da Gagliardini e Brozovic in mediana e Rafinha sulla trequarti a supporto di Icardi, alla prima da titolare dopo uno stop mensile.

Sin dall’inizio lo schema della partita è abbastanza chiaro, l’Inter sfrutta la sua predominanza fisica per compiere una buona fase di pressing e ripartire sfruttando la velocità del tridente offensivo e la qualità di Rafinha. Il Napoli, invece, non apporta radicali modifiche al proprio gioco, nonostante si veda costretta ad utilizzare la palla alta in più di un’occasione, in quanto incatenata dalla fase difensiva nerazzurra. Per una sera, l’inedita mediana costruita da Spalletti, sembra funzionare più del solito: Brozovic e Gagliardini riescono a fare da filtro in maniera efficace. Il Napoli si rende sempre pericoloso quando fraseggia in velocità sulla trequarti, peccando forse di precisione e convinzione in qualche occasione.

 

 

Come al solito, le squadra avversaria del Napoli, si concentra a limitare lo spazio a Jorginho, fulcro e mente del gioco partenopeo. In questo caso è Rafinha a seguire l’italo brasiliano, compito che poi viene assegnato ad Eder, che si impegna di più in fase difensiva evidenziando qualche limite in fase offensiva, dove spreca qualche palla facile. I due esterni, Candreva e Perisic, cercano, ai limiti del possibile, di arginare e bloccare i due terzini partenopei.
Insigne viene letteralmente mangiato da Skriniar, che compie una partita a dir poco monumentale, autore di 6 tackles, 8 clearances, 2 tiri bloccati e il 91,5% precisione passaggi. La prestazione dello slovacco culmina con uno sfortunato palo colpito che avrebbe portato i nerazzurri in vantaggio; solo Insigne (5) ha colpito più legni del difensore (4) in questo campionato. Con quello di oggi sono ora 16 i legni colpiti dall’Inter in campionato, almeno due più di ogni altra squadra, sintomo di un periodo non fortunatissimo per gli undici di Spalletti.

 

 

Nonostante l’ottima fase difensiva, l’Inter non è risultata brillantissima nei pressi della porta partenopea, a causa anche di un’ennesima insufficiente prestazione di Perisic, che dopo il mese di dicembre sembra sia sparito dal campo. I nerazzurri sono protagonisti di un record negativo relativo al possesso palla in Serie A (34.6%), mai stato più basso da settembre 2015. Il gioco proposto dai padroni di casa si basa su una discreta ripartenza bassa e su dei repentini cambi di gioco che vedono protagonisti Candreva e i due terzini, Cancelo e D’Ambrosio, che scambiano la loro posizione nel corso del secondo tempo. Da sottolineare anche la prestazione di Icardi, che non trova la rete e non compe nemmeno un tiro, ma si rende più partecipe nella manovra servendo diverse sponde interessanti per far ripartire l’azione nerazzurra. Il numero 9, però, ha ancora molto da migliorare sotto questo aspetto, infatti, concluderà la partita con solamente 26 tocchi di palla, meno di Handanovic e Reina.

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La grafica degli xG che evidenzia un dato abbastanza preoccupante per l’Inter, autore di soli 3 tiri nello specchio difeso da Reina

 

 

Il gioco del Napoli, ormai, è noto a tutti, così come il suo sistema di pressing. Attaccare alto l’avversario per poi verticalizzare rapidamente in cerca della velocità del tridente piccole taglie, che, oggi, non risulta essere particolarmente in giornata.
L’armata di Sarri ha eguagliato il suo record di clean sheets (nessuna rete segnata) consecutivi in trasferta (5); solamente in una delle precedenti 28 occasioni (0-0 vs Chievo) i partenopei non erano riusciti a segnare in trasferta in Serie A.

 

 

Da sottolineare è il passaggio tra le linee utilizzato spesso dal Napoli per sorprendere il centrocampo nerazzurro alle spalle. In più di un’occasione gli uomini di Sarri si sono trovati al limite dell’area contro la sola difesa dell’Inter senza però riuscire a creare particolari problemi ad Handanovic, se non con due tiri di Insigne, uno dalla distanza e un inspiegabile pallonetto a due passi dal portiere avversario.

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Heatmap di Koulibaly, protagonista di un maggior numero di palle giocate rispetto a Jorgihno.

La manovra azzurra, come al solito, parte dalla linea difensiva, dove spicca la prestazione di Kalidou Koulibaly, autore del suo record di palloni giocati (158), passaggi tentati (148) e passaggi riusciti (140) in una singola partita di Serie A. Perfetto anche in fase di chiusura, durante la quale riesce a capire anticipatamente dove finisce il pallone riuscendo ad allontanare il pericolo senza grandi apprensioni.

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Mappa delle palle perse

Le 19 palle perse per parte evidenziano la non eccellente prestazione in fase di impostazione di entrambe le squadre. Come si può notare dalla mappa delle palle perse, il Napoli (in azzurro) fallisce il passaggio quasi sempre nella metacampo avversaria, zona molto meno pericolosa rispetto alla porzione di campo dove perde palla l’Inter (in rosso), che nonostante una prova di livello superiore, mette in luce i propri limiti tecnici.

 

 

Come già sottolineato in precedenza, uno 0-0 che lascia l’amaro in bocca soprattutto alla squadra di Sarri, che ha concentrato tutte le sue forze sul campionato. Come si dice in gergo, sembra che al Napoli sia venuto il cosiddetto “braccino del tennista”, ovvero la paura di vincere una volta arrivati vicino al proprio obiettivo. I partenopei sembrano aver subito un netto calo fisico che impedisce agli 11 di essere così efficiente negli ultimi metri. L’ostacolo più grande è quello di combattere le proprie debolezze mentali, con il pretesto di dover inseguire la Juventus e sfruttarne un passo falso. L’Inter, invece, sembra aver ritrovato un minimo di equilibrio che aveva condotto i nerazzurri in testa alla classifica. Il centrocampo ha recuperato sostanza, fisicità e, con l’innesto di Rafinha, anche un po’ di qualità. L’obiettivo di centrare la zona Champions è ancora raggiungibile, cercando di evitare la rimonta del Milan e andando a braccetto con le due romane aspettando gli scontri diretti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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