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Analisi del lunedì: Inter-Crotone

In collaborazione con “Gegenpressing“: il loro video lo trovate qui

Stadio “Giuseppe Meazza” in San Siro, ore 20:45: l’Inter ospita il Crotone in una gelida notte milanese.

I nerazzurri, in cerca di riscatto dopo il periodo negativo, si presentano con un 4-3-3 senza poche modifiche rispetto al solito; Spalletti rinuncia al trequartista, adattando i suoi uomini ai propri ruoli naturali per cercare di scardinare la difesa calabrese: spazio quindi a Marcelo Brozovic. In attacco, con Icardi indisponibile, ecco la prima presenza dall’inizio per Eder Citadin Martins.

Gli uomini di Zenga, elogiato per tutta la serata dai tifosi di casa, si presentano con un modulo speculare a quello dei milanesi, con la novità Nalini largo a sinistra nel tridente offensivo. Confermati, per la seconda volta, i tre rinforzi invernali: Capuano, Benali e Ricci, ancora una volta presenti nell’undici iniziale.

Piano partita chiaro sin dall’avvio di gara, con l’Inter che tiene in mano il pallino del gioco attraverso un possesso palla abbastanza sterile e lento, neutralizzato dall’attenzione tattica dei giocatori dell’uomo ragno.
Saranno 553 i passaggi corti dei nerazzurri a fine partita, contro gli appena 274 del Crotone, pitagorici che, a differenza della squadra allenata da Spalletti, ricorrono frequentemente alla soluzione del passaggio lungo (74 lanci), in cerca delle spizzate di Marcello Trotta e Andrea Nalini, vero gladiatore di giornata.

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Il possesso palla interista, voluto dal tecnico toscano vede come protagonisti il mediano basso e i due centrali difensivi. Una tattica utilizzata da Spalletti anche ai tempi di Roma, in attesa che i giocatori avanzati riescano a smarcarsi. Da sottolineare, in questa frazione di gioco, è la posizione delle mezzali, molto alte e a sprazzi anche troppo statiche, in attesa di ricevere palla tra la linea difensiva e quella mediana dei calabresi.

Staticità comunque in parte sopperita dalla qualità in fase di palleggio del trio nerazzurro, Borja Valero, Skriniar e Miranda infatti chiuderanno la partita con più del 90% di passaggi riusciti e con la quantità maggiore di passaggi effettuati.

 

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In assenza del trequartista, come già visto a Ferrara contro la SPAL, è Matias Vecino ad assumere il ruolo di collante tra reparto difensivo e quello offensivo.

L’uruguaiano, sempre nel vivo della manovra nerazzurra, concluderà la partita con il 40% di passaggi in più rispetto al suo collega Brozovic, più efficace in fase di costruzione (4 i passaggi chiave del croato, compreso l’assist da corner, contro 1 solo di Vecino), ma molto più pigro nella ricerca degli spazi.

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La heatmap di Vecino, sempre nel vivo del gioco e utile in tutte e due le fasi.


I padroni di casa, riescono a costruire gioco senza troppa difficoltà e ad arrivare a concludere dal centro, evidenziando una valida alternativa all’assiduo e ormai prevedibile gioco sulle fasce. Candreva e Perisic non stanno brillando come ad inizio stagione, a causa di una mancanza di tranquillità psicologica e di qualche affanno fisico, vista l’assenza di alternative.

Inter che si dimostra ancora una volta monotona, nel ventaglio delle soluzioni dei nerazzurri spicca, come al solito, il cross, 26 a fine partita, nonostante l’assenza di Icardi e il metro e 90 d’altezza di Ceccherini e Capuano.
A dare un po’ di dinamicità alla manovra degli interisti, risultano utili l’ingresso di Rafinha, le cui qualità sono indiscutibili, e Karamoh, che con qualche sporadico guizzo riesce a rendersi pericoloso in diverse occasioni. Si può confermare che il vero problema dell’Inter è la mancanza di quel giocatore in grado di creare la giocata e di riuscire a sbrogliare la matassa con un colpo di genio creato dal nulla; Icardi ha spesso tenuto in piedi i nerazzurri con una media di 3 tiri a partita ed un tasso di conversione extraterrestre del 68%, ma con l’assenza dell’argentino l’Inter risulta ancora più spenta in fase offensiva.

 

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La testimonianza di quanto detto prima riguardo ai pregi ed ai difetti nerazzuri. Un ottimo palleggio gestito dai due centrali e dal mediano, i quali riescono ad aggirare il quasi sempre preciso pressing del Crotone. Una buona uscita di palla culminata ancora una volta nell’assenza di una valida soluzione centrale che obbliga Vecino a scaricare per Candreva, il cui seguente cross non risulta pericoloso per Cordaz e compagni.


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Inter che, oltre al gol che nasce da calcio d’angolo, non riesce a costruire nitide occasioni da gol: il confronto degli xG è quasi impietoso, appena 0,58, più basso di quello del Crotone (0,8).

 

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D’altro canto, tralasciando i momenti positivi e negativi dei nerazzurri, è bene sottolineare l’ottima prestazione degli 11 di Zenga, arrivati a San Siro con l’atteggiamento giusto per ingabbiare l’Inter. Il pareggio nasce da un ottimo lavoro di concentrazione e attenzione, culminato da un perfetto pressing che mette alle corde i milanesi per più di una volta. Protagonisti assoluti di questo schermo difensivo, oltre ai due centrali difensivi, anche i centrocampisti calabresi. Rolando Mandragora, definito da Gigi Di Biagio il miglior centrocampista Under 21, al di sopra anche di Pellegrini e Gagliardini, è autore di un’eccellente prestazione di sacrificio e qualità.
Trio di centrocampo pitagorico che fa il bello e cattivo tempo in pressione: 13 palle recuperate per Benali e Barberis, addirittura 19 per Mandragora, coadiuvati da una prestazione monstre di Capuano (6 intercettazioni e 6 clearances).

 

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Quello che manca alla compagine calabrese è la lucidità sotto porta. Come già riportato precedentemente, gli uomini di Zenga si sono particolarmente distinti per il pressing e i palloni recuperati, occasioni però che non si sono mai tramutate in azioni pericolose verso la porta difesa da Handanovic. Durante la settimana sembra che il tecnico crotonese abbia preferito concentrarsi sulla fase difensiva, senza andare a puntellare la manovra di gioco offensiva, carente di una vera e propria identità. L’unica azione pericolosa la costruisce Marcello Trotta in contropiede, bravo a costruirsi il tiro che però si perde a lato di qualche metro.

In ogni caso è un Crotone ben disposto e con una ottima capacità di intercambio tra le ali e le mezzale, Barberis si posiziona addirittura mediamente più in alto di Ricci.

 

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Barberis (il numero 10) nel grafico di posizionamento medio è addirittura più alto di Ricci (numero 11).

L’Inter non va oltre il pareggio nemmeno contro il Crotone in casa; in conferenza stampa a fine partita Spalletti riassume la difficile situazione nerazzura “Siamo calati tutti e in tutto. Stasera non abbiamo subito tanto, peccato per quel gol un po’ così. Ma poi davanti non siamo precisi, facciamo fatica a vincere anche il piccolo duello individuale.Purtroppo manca fiducia non appena si presentano le prime difficoltà, il carattere è un po’ debole. Si torna ad aver subito timore come accadeva nel recente passato.”
Il tecnico di Certaldo poi si prende forse troppa responsabilità, (“La colpa è solo mia, vuol dire che sto sbagliando.”) ma l’impressione è che le sorprendenti prestazioni individuali di Handanovic, Icardi e Perisic su tutti, avessero oscurato l’altra faccia della medaglia, e cioè che l’Inter non riesce a trovare la propria identità, ad essere pericolosa più grazie al collettivo che all’individuale; Inter-Crotone è solo l’ultima solare prova di un gioco spento e prevedibile.
D’altra parte bravo Zenga ed il suo Crotone a mettere la partita su binari tecnici favorevoli, ma è francamente difficile, a questo punto, capire quanto sia merito degli avversari e quanto demerito dei nerazzurri.

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