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Alessandro Bastoni, la leggerezza delle responsabilità

Nel mondo del calcio moderno, e più in generale nella società, la retorica della volontà in se stessi, del non mollare mai, ovverosia dei cosiddetti underdog, ha portato l’opinione pubblica ad abituarsi rispetto all’arrivo ad alti livelli di calciatori che poi hanno lasciato un segno nella storia: basti pensare a Didier Drogba, che a 23 anni militava nella seconda serie francese e poi è arrivato a vincere una Champions League (quasi) da solo, o N’Golo Kanté, che in quella stessa seconda serie ci è rimasto addirittura fino ai 24. Volendo estendere l’esempio altrove, si potrebbe citare Filippo La Mantia, uno dei migliori chef del Belpaese, che ha scoperto questa passione durante la (ingiusta) prigionia.

I late bloomer, insomma, sono attualità del nostro secolo, in un mondo disposto a concedere sempre seconde chance. Tuttavia, non va dimenticato che c’è chi, sin dall’adolescenza, ha sulle proprie spalle aspettative esagerate: le prestazioni importanti, la sensazione di essere di fronte ad un fuoriclasse, portano scout ed allenatori a riporre speranze e ambizioni su alcuni elementi. Spesso la differenza la fa la personalità e il carisma, la voglia di arrivare, ma anche il fatto di crescere in un ambiente sereno e proficuo.

Alessandro Bastoni, per proprie capacità ed un pizzico di fortuna, ha potuto fruire di tutte queste componenti: l’imponente difensore centrale classe 1999, difatti, ha svolto tutta la trafila delle selezioni giovanili con la maglia dell’Atalanta, società principe nella crescita dei giovani prospetti, che nel corso degli anni ha portato al grande calcio orde di ragazzi.

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Foto: calcioatalanta.it

Alessandro, però, sembra avere qualcosa di diverso: non è solo baluardo della difesa nerazzurra, ma anche capitano di ogni selezione giovanile in cui gioca. Nel corso degli ultimi quattro anni, infatti, ha raccolto più di 50 presenze tra tutte le nazionali giovanili in cui ha militato, partendo dalla Under16 fino alla Under19, per poi arrivare alle 4 presenze in U21, un ciclo sottoetà.

Non bastano i numeri a spiegare le qualità di questo difensore: per questo basta servirsi del campo. Il 22 gennaio 2017 Bastoni non ha ancora compiuto 17 anni quando Gianpiero Gasperini lo lancia titolare in Serie A contro la Sampdoria: prestazione maestosa, MVP della contesa e 7 in pagella. Nonostante ciò il processo di crescita è ancora lungo e il mister lo sa, quindi per bruciarlo gli fa vedere poco il campo fino a fine stagione, quando l’Inter lo compra per una cifra di 10 milioni più altrettanti di bonus (anche se a bilancio viene inserita una cifra di 30 milioni circa per questioni di plusvalenze).

Questi numeri potrebbero spaventare un qualunque neo-maggiorenne che si affaccia al grande calcio, ma non Alessandro Bastoni, che nella stagione successiva rimane a Bergamo, senza giocare quasi mai con la Prima Squadra (saranno solo 4 le presenze a fine anno, di cui una da titolare), ma guidando i propri coetanei fino alle semifinali del Campionato Primavera. Un risultato non da poco, ma quasi deludente da anni porti solo grandi risultati.

Si arriva a questa stagione: l’Inter ritira anticipatamente il ragazzo dal prestito e decide di mandarlo in prestito in Serie A, a fargli fare esperienza. La piazza di Parma è perfetta: nobile decaduta con ambizioni di media classifica, ma senza apprensioni né verso l’alto (Europa) né verso il basso (retrocessione); Bastoni approda in Emilia assieme a Federico Di Marco, altro elemento difensivo interista. Mentre il terzino inizia col botto, facendo proprio uno scalpo alla squadra proprietaria del suo cartellino, Bastoni parte in sordina dalla panchina, ma alla fine del girone d’andata raccoglie 10 presenze (7 da titolare), mostrando talento smisurato e adattabilità al gioco concreto di mister Roberto D’Aversa, che utilizza baricentro molto basso e difesa posizionale, sistema perfetto per un ragazzo non velocissimo, ma fisico, intelligente tatticamente e quasi insuperabile nell’1vs1. Come da prassi per il perfetto difensore moderno, Bastoni è un maestro nel giocare la palla dal basso, effettuando passaggi precisi (raggiunge l’85% di precisione nei passaggi), ma anche lanci taglialinee (gioca 3 lanci ogni 90 minuti), utili allo sviluppo della manovra. Non manca, inoltre, nel suo arsenale, la capacità di segnare, visto che nelle categorie giovanili è sempre stato piuttosto prolifico.

La leadership di Bastoni è effettiva, concreta: nelle sue dichiarazioni dimostra sempre raziocinio, maturità, intelligenza sia dentro che fuori dal campo. In un’intervista dello scorso anno a L’ultimo Uomo ha dichiarato: “Quando gioco in Nazionale sento sempre la responsabilità di dare il massimo e di far vedere come si fanno determinate cose. E non ho certo paura di dimostrare la mia personalità in campo. In questo senso il salto dalla Primavera alla prima squadra è stato determinante.”

Abbiamo trovato il prossimo grande erede della scuola difensiva italiana?

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