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A cosa serve Bakayoko?

Bakayoko è stato l’ennesimo esempio della perfetta serra del Monaco, in grado di ripristinare e ravvivare ogni tipo di pianta, per poi venderla al miglior offerente a prezzi stellari. Al contrario di molti illustri compagni, però, il centrocampista ivoriano, una volta staccatosi dal principato, ha deluso le aspettative, venendo bocciato dopo appena una stagione sia da Conte che dal neoarrivato Sarri. In realtà, la carriera da professionista di Bakayoko, classe 1994, è contaminata da una serie di grandi difficoltà, e la grandissima stagione come condottiero del centrocampo monegasco, che gli è valsa l’investitura di Conte, è una rosa in un arido deserto.
Prima di chiedersi perchè Bakayoko stia faticando così tanto coi rossoneri è bene scavare nel suo passato da professionista.

Bakayoko al Monaco

Tiemouè Bakayoko arriva al Monaco dal Rennes, dopo appena una stagione da professionista e un costo di circa 8 milioni di euro. A 14 anni un grave infortunio complicò il futuro del centrocampista, scartato da Clairefontaine, prestigioso vivaio francese, e non ritenuto all’altezza da tutte le giovanili di prima fascia. Medita anche di abbandonare i sogni, ma alla fine il Rennes crede in lui: sotto la superivsione di Yannick Menu, primo allenatore e mentore per Bakayoko, il franco-ivoriano scala le gerarchie, arrivando a prendersi una maglia da titolare a 19 anni.
Il salto dal Rennes al Monaco si fa più difficile del previsto, complice un atteggiamento non sempre impeccabile, l’arrivare a vent’anni in una delle squadre più prestigiose di Francia fa sentire onnipotente Bakayoko, che inizia a giocare con la fama e coi soldi, comprandosi una villa lussuosa e una Porsche rosa, ma mettendoci meno impegno negli allenamenti.

Il suo esordio da titolare è semplicemente disastroso: nella sconfitta casalinga con il modesto Lorient, Bakayoko viene sostituito dopo appena 30 minuti, complice una prestazione pigra, come confessa Jardim. Da quel momento vedrà il campo solo in sporadiche occasioni, oscurato da Kondogbia prima, Pasalic poi; pur di non schierarlo Jardim preferisce avanzare Fabihno a centrocampo. La seconda svolta nella carriera di Bakayoko arriva con Claude Makelelè, nuovo direttore tecnico del club monegasco, che riesce a rilanciare Tiemouè partendo dall’aspetto psicologico: dalla villa lussuosa si torna in un appartamento, e la Porsche rosa diventa nera. Di pari passo, Bakayoko inizia a macinare minuti in campo, e ottime prestazioni. Diventa artefice di una grande stagione, condividendo il centrocampo con Fabihno, che gli vale la chiamata di Conte al Chelsea ed una cessione che porta 40 milioni di euro circa nelle casse del Principato.

La grande stagione di Bakayoko coincide con il trionfo in Ligue 1, con l’esplosione di Mbappè, con i 105 gol in campionato, insomma, con un’annata spettacolare e difficilmente replicabile. In questo speciale contesto Bakayoko veste i panni di collante tra centrocampo e attacco, di velocizzatore di manovra, grazie alle sue sgroppate spesso e volentieri i monegaschi hanno colpito in contropiede.

Un saggio delle più utili caratteristiche di Bakayoko: recupero palla e transizione palla al piede, conquistando campo. 

Le giocate e le sgroppate palla al piede cozzano infine coi grandi limiti di Bakayoko: la visione di gioco e l’abilità tecnica lo costringono a non rischiare spesso il lancio, o la verticalizzazione, ed il tiro da lontano è un fondamentale che quasi completamente manca nel ventaglio tecnico del franco-ivoriano. (in Ligue 1 solo 9 tiri su 28 erano effettivamente rivolti verso lo specchio, e dai 9 tiri Bakayoko ha portato a casa un misero gol) Inoltre, al 14 del Monaco piace cercare la giocata ad effetto, anche in zone del campo che non si prestano a passaggi rischiosi.

Una spiderchart con le statistiche di Bakayoko nella sua stagione al Monaco.
Le maggiori statistiche dell’ultima stagione di Bakayoko al Monaco, ad oggi di distacco la sua migliore (fonte statsbomb.com)

Nello spider-chart sopra rappresentato emergono tutti i pregi ed i difetti del centrocampista di origine ivoriane, al suo importante apporto in fase difensiva (40% di tackle vinti, 2.7 contrasti e 2.3 intercettazioni) e la sua capacità di conquistare campo in dribbling (2.1 dribbling avvenuti con successo, secondo dato più alto, di poco sotto ai 2.2 di Verratti, con la differenza che i dribbling di Bakayoko sono sempre in avanti, mentre Verratti fa del dribbling un arma per destreggiarsi e, spesso, arretrare) fanno da contraltare le palle perse (più di 1 a partita) e la scarsa abilità in fase di palleggio (77% di passaggi riusciti, 0,05 passaggi filtranti e 0,4 passaggi chiave a partita).

Alla grande stagione, semifinale di Champions e trionfo in Ligue 1, segue un grande smantellamento, Bernardo Silva, Mendy, Germain e Mbappè abbandonano il Principato, e con loro, ovviamente, anche Bakayoko. La crescita di Bakayoko, per quanto inaspettata, sembra arrivare assieme alla sua maturazione fuori dal campo, come dimostrano le sue ultime parole da giocatore del Monaco: “[Makélélé] mi ha detto che tendevo a distrarmi. Era vero, prendevo troppi rischi. Quando giochi in quella posizione devi essere calmo ed efficace. Mi ha aiutato a incanalare la mia energia”.

Bakayoko al Chelsea

Lo strapotere fisico, di gran lunga la migliore caratteristica di Bakayoko, la sua più efficace arma in fase di recupero palla così come in fase di conduzione, aveva convinto Antonio Conte a credere in lui, portandolo a Stamford Bridge come sostituto di Nemanja Matic, accasatosi al Manchester United.
Il 3-4-3 di Conte era, almeno sulla carta, terreno fertile per il centrocampista, che non avrebbe avuto grandi responsabilità in fase di costruzione, ma sarebbe dovuto essere un interditore puro, con la libertà di sfruttare il suo fisico e far ripartire in velocità l’azione.

Il contesto della Premier League complica, e non poco, la vita a Bakayoko, il dominio fisico mostrato in Ligue 1 è attutito, e non ci sono più gli stessi spazi per andare in conduzione. Ed ecco che, oscurate le migliori caratteristiche, risalgono in superficie tutti i limiti del francese. I buoni parametri in fase difensiva calano vistosamente (appena 1.6 intercettazioni) e i dati già non notevoli diventano semplicemente pessimi. (9 tiri in porta su 40, 23% di precisione, con anche 2 errori in costruzione che causano una rete avversario)

Spider-Chart che mette in relazioni le prestazioni di Kantè con quelle di Bakayoko
L’indecente paragone tra Kantè e Bakayoko

Il paragone con Kantè, ad inizio stagione suo naturale partner per una coppia di centrocampo, evidenzia le prestazioni semplicemente non all’altezza del ragazzo: tralasciando i dribbling effettuati (caratteristica di Bakayoko che avevamo comunque già analizzato prima) ogni altro indicatore mostra un netto divario in favore di Kantè.

A questo si aggiunge la difficile situazione a livello mentale del ragazzo, che ha sempre avuto bisogno di un mentore e si ritrova ad essere un flop costato 40 milioni, senza un Makelèlè o un Yannick Menu al quale appoggiarsi. Più la pressione è alta, più Bakayoko fa fatica ad essere calmo, e a concentrarsi. E presto anche Conte, che ha creduto forse anche troppo in lui, si arrende definitivamente: è inizio febbraio e Bakayoko gioca 30 minuti sanguinosi contro il Watford, con ciliegina sulla torta una ben evitabile espulsione. Da qui inizia forse il periodo più buio per il ragazzo, che concluderà dopo appena un anno un’esperienza pessima. Bakayoko al Chelsea lascia di positivo solo qualche recupero palla, e qualche ripartenza in velocità, troppo poco paragonato a tutte le altre sfaccettature del gioco, il controllo palla, il passaggio, il tiro, fondamentali nei quali, al meno in maglia Blue, è gravemente insufficiente.

Una compilation di errori e passaggi sbagliati da mani nei capelli, quasi da chiedersi come sia possibile che questo giocatore sia lo stesso del Monaco.

Bakayoko al Milan

L’approdo al Milan rappresenta sulla carta una vittoria per tutti: il Milan può contare su un centrocampista low cost, Bakayoko può salvare la sua carriera ed il Chelsea può rilanciare il ragazzo, per non rimetterci troppi soldi. In ogni caso l’arrivo del francese non ha scaldato i cuori dei rossoneri, ed in un certo senso non hanno tutti i torti. La prima uscita ufficiale, a Napoli, è pressochè disastrosa, l’ingresso in campo di Bakayoko coincide con un’incredibile rimonta dei partenopei, a fine partita Gattuso affermerà: “Bakayoko deve imparare a ricevere palla, si deve mettere in modo corretto a livello di postura. Ci stiamo lavorando, non sarà semplice”.

Sembra assurdo che un giocatore 24enne, con 6 stagioni da professionista alle spalle, un campionato francese e numerose presenze in Champions League, non sappia come ricevere palla, ma l’impressione, dopo Napoli è stata quella. Gattuso sta lavorando sul ragazzo, ed è forse la persona più adatta a farla, non essendo troppo lontano da Makèlèlè, ma ci sono difetti che non vanno via in poche settimane, e l’impatto di Bakayoko, anche nelle partite successive, è molto negativo.

Due mesi dopo, in seguito a Milan-Genoa, Gattuso esalterà la prestazione del gigante francese: “È stato devastante e meritava una serata così, dopo tante difficoltà”. Ed in effetti, Bakayoko ha giocato una grande partita, con 45 passaggi riusciti su 49, 3 contrasti vinti, 2 intercettazioni e 3 palle recuperate. Non si può però omettere il sanguinoso errore, l’inspiegabile scarico su Romagnoli che è poi costato il gol ai rossoneri.

Bakayoko prima recupera palla, poi opta per un retropassaggio difficile da capire. Un calo di concentrazione che vale un gol.

La partita contro il Genoa si allontana nettamente dalle prestazioni precedenti, con Bakayoko che prima di quel momento non aveva mai effettuato un intercettazione ed aveva una percentuale di passaggi riusciti sostanzialmente inferiore (85% contro il 93% della partita col Genoa). Questo lascia ben sperare in vista delle partite future, anche considerando l’infortunio di Biglia ed il conseguente obbligo di schierare Tiemouè titolare. La trasferta di Udine ripete le buone impressioni viste contro i genovesi, il 4-4-2 e la conseguente possibilità di avere più linee di passaggio “semplici” agevola Bakayoko, che in fase di non possesso confeziona un’altra ottima prestazione, corredata da 2 tackle vincenti e 2 palle recuperate.

Per giudicare il francese però bisogna partire dal doveroso presupposto che il ragazzo porta con sè doti fisiche fuori dal comune, e buone capacità da interditore, oltre che come incursore palla al piede, ma che queste buone carratteristiche convivono con una tecnica di base ed alcuni fondamentali semplicemente insufficienti. Da Bakayoko non ci si può aspettare di impostare l’azione, o il tiro da lontano, ed è chiaro che, messo in un ruolo che richieda un certo tipo di compiti, non possa che sembrare inappropriato. Ma, inserito nel contesto giusto, nel quale i pregi oscurino i difetti, Bakayoko ha molto da dare, Gattuso pare averlo capito, e le prossime partite saranno decisive in questo senso.
In fondo Bakayoko può ancora stupire tutti, non sarebbe la prima volta.

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