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5 considerazioni su Inter-Milan

1) Donnarumma non è ancora un top player

L’attuale stagione del Milan preparata tra le mura di Milanello con relativa calma, a causa dei riflettori puntati sui cambiamenti a livello societario più che sulla rosa, sembrava potesse fare bene ai giocatori, su tutti Donnarumma. Il numero 99 rossonero, dopo aver ricevuto innumerevoli critiche relative all’aumento di ingaggio avvenuto la scorsa stagione, sembrava aver acquisito maggior tranquillità, mostrando un’evoluzione a livello fisico e una maggiore sicurezza con il pallone tra i piedi. Prestazioni convincenti con la maglia del diavolo e con quella azzurra della nazionale sembravano aver cancellato lo scetticismo e gli errori nella finale di Coppa Italia persa contro la Juventus lo scorso maggio. Ciònondimeno, eccezion fatta per la trasferta in maglia azzurra in Polonia, il portierone rossonero non era mai riuscito a mantenere la porta inviolata.

Icardi colpisce la palla di testa sfruttando l'errore di Donnarumma
Foto Sky Sport

Arriviamo al derby, dopo un’ottima risposta sulla girata di testa di Perisic il portiere compie una prestazione sostanzialmente sicura tra i pali, nella quale riesce a gestire in maniera decorosa il pressing dell’Inter che obbligava il Milan a far iniziare ogni manovra dai piedi di Gigio. Tutto bene se la partita fosse finita al 91esimo, ma la sua uscita sbagliata su un cross improvviso di Vecino spalanca la porta alla testa di Icardi.

La differenza la fanno sempre i dettagli, soprattutto se ci si prende la responsabilità di fare l’estremo difensore. I fuoriclasse escono nei momenti che contano, Donnarumma invece, così come nella finale di Coppa Italia, sembra percepire in maniera negativa il momento cruciale. È ancora giovane, ma chissà se Gattuso stia pensando a Reina…

A rafforzare la tesi è significante il numero degli xG subiti dal Milan che sono pari a 8.79, ma concretamente i rossoneri hanno incassato 11 gol, sinonimo di una presunta scarsa sicurezza tra i pali, dove Donnarumma compie mediamente 2 parate a partita.

2) La difesa dell’Inter funziona

Lo si è capito lo scorso anno e lo si può confermare anche questa stagione, la fase difensiva interista funziona alla grande. Dopo qualche incertezza nell’avvio di campionato, i nerazzurri sembrano aver ritrovato la rotta e aver costruito un muro davanti alla porta di Handanovic. L’uomo su cui ruota la zona arretrata nerazzura è Milan Skriniar, vecchia sorpresa e attuale certezza della squadra di Spalletti, il quale ha potuto affiancare allo slovacco De Vrij, Asamoah e Vrsaljko, elementi di alta caratura, senza dimenticare Miranda e D’Ambrosio, titolari durante la passata annata. Il lavoro è aiutato dal sistema di pressing ingegnato dal tecnico di Certaldo che vede Nainggolan e gli esterni di centrocampo come veri protagonisti di una feroce aggressività che spinge spesso la difesa avversaria ad allontanare la palla.

Annullare Higuain è molto difficile, annullare anche Suso è sinonimo di un grandissimo lavoro. Il Milan, infatti, finisce la partita con un totale di 0.58 xG, in particolare nessuna azione dei rossoneri può ritenersi pericolosa, dal momento che non è stata compiuta una singola occasione che superi lo 0.1 xG. Ad aggravare la situazione sono i dati relativi all’unico tiro in porta e ai soli 10 tocchi da parte di Pipita e compagni all’interno dell’area nerazzurra.

3) Senza Nainggolan l’Inter perde la sua vera identità

Si parte dal presupposto che l’Inter abbia svolto un’ottima gara anche dopo il 30esimo, in seguito all’infortunio di Nainggolan, riuscendo ad ottenere una vittoria più che meritata. Il punto, però, è che i nerazzurri, dopo l’uscita del Ninja, non hanno potuto più proseguire il proprio gioco fatto di vampate, come le definisce Spalletti, ovvero di minuti di forcing che costringono l’avversario ad andare in crisi fisica e mentale. Quell’esplosività e imprevedibilità che Borja Valero non è riuscito a dare, facendone notare la differenza e stravolgendo il modo di giocare dell’Inter.

L’esperto spagnolo è senza dubbio un ottimo palleggiatore, motivo per cui il tecnico nerazzurro ha preferito schierarlo sul centrosinistra subito alle spalle di Biglia, zona del campo priva di particolare pressione milanista che ha permesso a Borja di esprimersi al meglio. L’Inter vista fino ad adesso ha basato le sue vittorie sulla grinta e la fisicità e sicuramente il centrocampista belga è l’uomo che più rispecchia tali caratteristiche, riuscendo a trasmetterle ai compagni, che per qualche settimana dovranno fare a meno del loro condottiero, modulando il gioco secondo i diversi interpreti che ricopriranno il ruolo di trequartista, con caratteristiche diverse da quelle del ninja.

4) Il Milan non è una squadra di palleggiatori

Gattuso in settimana ha definito il Milan come una squadra di palleggiatori e l’Inter come una squadra che basa il suo gioco sulla fisicità e l’agonismo. Assumendo per corrette le dichiarazioni nei confronti dei cugini, sorge qualche dubbio sulla veridicità dell’identità rossonera. Stilando la lista dei giocatori, non sono molti i nomi che possono sposarsi con il termine “palleggiatore”, tolti Biglia, Romagnoli e i due top player latini.

Di certo gente come Kessie, Calabria, Musacchio, Cutrone e Bakayoko possiedono diverse doti che si allontanano da quelle prettamente collegate ai fondamentali tecnici. A testimonianza della poca qualità del possesso palla milanista (42.6 %) sorge un dato preoccupante riguardo ai 379 su 456 passaggi riusciti. Le 5 ammonizioni, d’altro canto, testimoniano l’indole più fisica della squadra rossonera, forse accentuata dal “fattore derby”.

A questo punto sorge un dubbio, perché Gattuso, re del temperamento e dell’agonismo italiano per diversi anni, continua a basare il gioco del suo Milan su un grande possesso palla, quando la maggior parte dei giocatori all’interno della rosa hanno altre caratteristiche?

 

5) L’Inter è più consapevole

Ha vinto la squadra che ci ha provato di più e che ha giocato meglio. I nerazzurri sanno chi sono, i rossoneri sono ancora alla ricerca della propria identità, che non necessariamente debba adattarsi allo stile di gioco del diretto avversario. È sotto gli occhi di tutti come l’Inter abbia avuto più occasioni da gol e abbia dimostrato più intraprendenza, tratto caratteristico di una squadra che è riuscita a costruire le sue più grandi gioie nei minuti di recupero. Spalletti è un anno più avanti, con una rosa sicuramente più completa costruita per resistere qualitativamente alle pressioni del triplice impegno settimanale.
I nerazzurri hanno provato dal primo minuto a portare a casa i tre punti, consapevoli di poterlo fare e di essere forse un passo più avanti del Milan, che, nonostante giocatori di spessore come Suso, Higuain e Bonaventura, ha dimostrato un atteggiamento eccessivamente rispettoso, puntando più a non prendere gol che a servire il Pipita.
Fonte dati: Whoscored e Understat

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