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40 milioni per un Apache

Dopo essere sparito dai radar per qualche mese, complice la scelta di giocare in Cina, si ritorna a parlare con frequenza di Carlos Tevez quando, a gennaio, la squadra del suo cuore, il Boca, ovviamente, annuncia il ritorno a casa del figliol prodigo. Il suo ritorno a Buenos Aires, dove il giovane Carlitos diede i primi calci al pallone tra il 2001 e il 2004, mette la parola fine sulla sua (dis)avventura nella Chinese Premier League.

Erano i primi giorni di Dicembre 2016 e, a Shangai, si festeggiava il Natale in anticipo. Carlitos Tevez, l’Apache, era in città e avrebbe giocato per i locali dello Shenhua per un contratto da 820000 dollari a settimana, o, se preferite, 40 milioni annui.
Non è tutto oro quello che luccica, e Tevez evidentemente lo ha scoperto subito. “Quando atterrai in Cina, capì che il mio unico desiderio era di tornare al Boca. Ero in vacanza per sette mesi”.
Anche Diego Armando Maradona sembra essere della stessa opinione; in un’intervista ad Ole giustifica, a modo suo, la scelta dell’Apache: “È andato in Cina. Ha riempito la borsa di Babbo Natale di dollari ed è tornato al Boca. Perfetto.”

Il suo addio al Boca fu una coltellata nel petto per i tifosi; nemmeno un anno prima Tevez rientrò sorridente dall’Europa, promettendo che i soldi non erano la sua motivazione principale.
Paradossalmente, un anno e mezzo dopo prepara in fretta e furia la valigia per andare a diventare il calciatore più pagato della Cina, abbandonando la sua gente, i suoi tifosi.

Ebbene, i sette mesi si sono conclusi con quattro gol e 40 milioni di dollari. 10 milioni per gol.

In realtà le premesse erano più che convincenti, Tevez, fiore all’occhiello della valanga di denaro investita nella Chinese Super League nell’ultima sessione di mercato, dove pare si sia speso più che in Premier.
I riflettori hanno inevitabilmente accecato Shangai, lo Shenhua, una delle squadre storicamente più importanti, si era appena qualificata alla Champions League asiatica e, con la loro nuova superstar e un esperto allenatore, Gus Poyet, puntavano a tornare ai fasti di un tempo.
L’avventura fuori dalla Cina si interrompe bruscamente già alla prima uscita, a Brisbane gli australiani prevalgono 2 a 0, ma Tevez ha modo di rifarsi qualche giorno più tardi; sono i primi di febbraio e l’Apache trasforma un rigore e confeziona due assist nell’agevole 4-0 contro il Jiangsu Suning. La calma prima della tempesta.

Argentine striker Carlos Tevez (L) poses with a jersey of his new club Shanghai Shenhua during a press conference in Shanghai on January 21, 2017. Tevez held his first press conference for his new club Shanghai Shenhua, which reportedly has made him the w

1 punto in tre gare, poi un infortunio al polpaccio, o almeno così sembra, una tempesta mediatica colpisce Tevez, immortalato a Disneyland mentre i suoi compagni, 800 km più in là, trionfavano 3 a 2 contro il Changchun Yatai.
I tifosi storgono il naso increduli, la loro superstar pagata a peso d’oro invece che lavorare per tornare più forte di prima si dimentica del suo sodalizio accompagnando la famiglia in un parco divertimenti.
Si inizia a questionare la professionalità e la serietà dell’uomo, prima che del giocatore, nonostante le assurde richieste dell’argentino fossero state assecondate.
Tevez, accompagnato da un entourage di 20 persone da Buenos Aires, escludendo la famiglia, fatica ad ambientarsi in Cina, i tifosi gli affibbiano lo scomodo nomignolo di “Homesick Boy”, ragazzino che ha nostalgia di casa. E riesce a tornarci anzitempo.
Sono i primi giorni di agosto e il club concede a Tevez di tornare in Argentina per curare il suo infortunio al polpaccio, che sembra essere più grave del previsto.
Torna in Cina visibilmente sovrappeso, venendo lasciato in panchina nella finale di FA Cup cinese, vinta contro i cugini dello Shangai SIPG.
“A Shangai ha sempre cercato delle scuse per tornare in Argentina,” ammette Ma Dexing, penna di Titan Sport, il più importante magazine di sport in Cina. “Credo che Tevez non fosse felice di giocare per lo Shenhua. Forse giocava qui solo per i soldi, il club gliene ha dati così tanti.”
“I tifosi non sono stati in grado di motivarlo” aggiunge Dexing “In Cina il calcio professionistico è diverso dall’Europa, dove i fan hanno una massiccia influenza sulle decisioni del club. In Cina è completamente diverso, i tifosi non influenzano il club. Il presidente dello Shenhua ha pagato Tevez con i suoi soldi, non quelli dei tifosi, capisco che i tifosi possano essere arrabbiati, ma non possono farci nulla”.
Alla fine anche il presidente dello Shenhua’s, Wu Xiaohui, rende pubblica la sua frustrazioni in un’intervista a Shangai TV: “Ha tradito le nostre aspettative, ha saltato la preparazione invernale e non è in forma-partita.”

La risposta di Carlitos non si fa attendere, in un’intervista a SFR Sport getta ulteriore benzina sull’indomabile fuoco delle polemiche sul suo conto, criticando aspramente la tecnica di base dei calciatori Cinesi: “I calciatori cinesi non possiedono il talento naturale dei sudamericano o degli europei. Non sono bravi. Anche fra 50 anni non saranno in grado di competere.”

Parole che non passano inosservate: “Il suo commento venne criticato da moltissimi giocatori cinesi” confessa Dexing “Gli chiesero: ‘Perchè sei venuto in China?’ Anche i media presero parte alla crociata contro Tevez: ‘Il campionato cinese vuole giocatori di qualità ma tu, Carlitos, non hai mai dimostrato di averne.”

A Tevez wall painting in Fuerte Apache, Buenos Aires
Un murales di Tevez, Fuerte Apache, Buenos Aires.

In Argentina Tevez, vista la sua appartenenza xeneize, divide i tifosi, ma istintivamente gli argentini non riescono ad odiare il suo carisma, i suoi balletti quando segna, i suoi sorrisi, il suo sacrificio per l’Albiceleste. Parliamo comunque di un ragazzo da 76 presenze nella nazionale maggiore, un ragazzo nato e cresciuto nel barrio Fuerte Apache, uno dei più poveri di Buenos Aires.
I connazionali hanno quindi sempre perdonato il suo essere controverso. Fin da ragazzino ha avuto problemi al Boca; per i dirigenti era inconcepibile che un giovane impulsivo, cresciuto nella povertà e costretto ad abbandonare la scuola molto presto potesse essere un esempio di professionalità e rigore. In fondo bastava che entrasse in campo per ricredere tutti, così forte che tutti i problemi che creava si dissolvevano, dimenticati per sempre.

La Chinese Super League, invece, non comprende, non accetta il comportamento dell’Apache: “Sono tutti contenti che Tevez abbia lasciato Shangai, anche i suoi compagni sono felici. Ha lasciato una brutta immagine di sè stesso.”
Si chiude nel peggiore dei modi un affare che premetteva di ridimensionare le ambizioni della Chinese Super League, Re Mida Tevez non è stato di aiuto, nè dal punto di vista tecnico nè da quello d’immagine.
Non tutte le esperienze in Cina portano a risultati del genere, certo, basta vedere Paulihno, rispolverato dal Barcellona proprio dalla Chinese Super League, ma il ricordo dell’Apache non può che essere negativo, un fallimento su tutta la linea.
Finiscono così i 7 mesi di Tevez in Oriente, dove le polemiche hanno avuto la meglio sul rendimento in campo, da campione ambasciatore del calcio cinese a zavorra pagata a peso d’oro.
Ma a Carlitos non interessa, l’Homesick Boy è tornato di nuovo a casa, alla Bombonera.
Quando ancora era in Europa parlava del rapporto con la squadra del cuore: “Andare a vedere il Boca è diverso, c’è sempre gioia al di là del risultato.” Immaginatevi giocarci.

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